I praticanti del Falun Gong denunciano la persecuzione e il prelievo forzato di organi al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite

Screenshot della sessione del Consiglio per i Diritti Umani a Ginevra il 4 marzo 2025. (Nazioni Unite/Edited by Faluninfo).

Screenshot della sessione del Consiglio per i Diritti Umani a Ginevra il 4 marzo 2025. (Nazioni Unite/Edited by Faluninfo).

Durante la cinquantottesima sessione ordinaria del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, in corso a Ginevra, due praticanti del Falun Gong hanno pronunciato toccanti discorsi di condanna al prelievo forzato di organi da parte del Partito Comunista Cinese (PCC) e altri crimini contro l’umanità. Attraverso le loro testimonianze hanno chiesto un’azione internazionale urgente contro queste atrocità.

Uno dei due praticanti è stato interrotto da un delegato cinese, che ha tentato di mettere a tacere le sue osservazioni. I funzionari delle Nazioni Unite hanno, tuttavia, sostenuto il suo diritto di parola. Così l’uomo ha continuato, usando il tempo a sua disposizione per chiedere un’indagine indipendente sugli abusi in corso da parte del PCC.

Un forte richiamo alle atrocità in corso

Durante la sessione della quattordicesima riunione, il 4 marzo, Lebin Ding, sostenitore dei diritti umani di Berlino, ricercatore freelance sulla Cina e rappresentante della Society for Threatened Peoples, (ONG con sede in Germania e con uno status consultivo sia presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite che presso il Consiglio d’Europa), ha denunciato l’incessante persecuzione dei praticanti del Falun Gong in Cina. L’uomo ha raccontato come, dal 20 luglio 1999, il PCC abbia portato avanti una campagna sistematica per distruggere il Falun Gong, una pratica spirituale radicata nella tradizione buddista.
Nel farlo ha citato la famigerata direttiva dell’ex leader del PCC, Jiang Zemin, “di rovinare la reputazione dei praticanti del Falun Gong, mandarli in bancarotta finanziariamente e schiacciarli fisicamente”, Ding ha messo a nudo la brutale repressione sponsorizzata dallo Stato, che persiste da oltre un quarto di secolo.

Lebin Ding parla durante una sessione dell’UNHRC a Ginevra il 4 marzo 2025.

Ding ha presentato statistiche strazianti: al 31 dicembre 2024, risultavano 5.167 morti confermate di praticanti del Falun Gong, di cui 164 casi documentati solo nel 2024, oltre a 764 praticanti condannati. Il ricercatore ha anche raccontato la storia dei soprusi subiti da suo padre, Yuande Ding, sottolineando la gravità della repressione guidata dallo Stato cinese. Questo caso ha spinto il Parlamento europeo ad adottare una risoluzione dell’UE nei confronti della persecuzione del Falun Gong in Cina (2024/2504(RSP)).

Il giovane Ding ha anche fatto riferimento alle conclusioni del China Tribunal di Londra del 2019. Questo ha dichiarato che il prelievo forzato di organi è stato condotto “su scala significativa” e che i praticanti del Falun Gong sono stati le “vittime principali” di questi crimini contro l’umanità. In materia di diritti umani, gli esperti delle Nazioni Unite hanno, inoltre, espresso gravi preoccupazioni per le denunce di prelievi di organi a danno di minoranze detenute, (tra cui i praticanti del Falun Gong). Hanno dunque chiesto al Partito-Stato di affrontare queste accuse e di consentire un monitoraggio internazionale indipendente.

Ding ha sottolineato che, lo scorso febbraio, anche la Società per i Popoli Minacciati ha presentato una dichiarazione scritta al Segretario Generale delle Nazioni Unite. Con questa ha condannato la persecuzione del PCC nei confronti dei praticanti del Falun Gong e il prelievo forzato di organi da prigionieri di coscienza. Il documento evidenzia le sistematiche violazioni dei diritti umani in Cina, tra cui detenzioni arbitrarie, torture ed esecuzioni extragiudiziali, e chiede un urgente intervento internazionale.

Il PCC tenta di mettere a tacere Ding

Durante il suo intervento, Ding è stato brevemente interrotto dalla delegazione cinese. Changqing Song, ministro-consigliere della missione permanente della Cina presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, lo ha accusato di aver abusato del forum del Consiglio per “attaccare” il PCC. Ha quindi esortato il vicepresidente del Consiglio, Tareq Md Ariful Islam, a interrompere le sue osservazioni. Islam, tuttavia, ha prontamente respinto la mozione, affermando che i commenti di Ding erano “pertinenti” e ripristinando il suo diritto di parola. Imperterrito, Ding ha concluso il suo intervento chiedendo al Consiglio di nominare un relatore speciale per indagare sulla pratica del PCC di prelevare con la forza gli organi dei prigionieri di coscienza per la vendita e il trapianto.

A seguito dell’incontro, Ding ha ribadito, su X, il suo appello per un’azione internazionale, evidenziando le sistematiche violazioni dei diritti umani da parte del PCC e il continuo crimine di Stato contro i praticanti del Falun Gong, che ha causato migliaia di vittime dal 1999. Ha sottolineato il forte sostegno dei funzionari dell’Unione Europea e del governo federale tedesco, che si sono adoperati attivamente per ottenere il rilascio di suo padre dalla detenzione illegale nella prigione della provincia di Shandong, in conformità con la citata risoluzione del Parlamento europeo.

In particolare, Ding ha sottolineato che il vicepresidente del Consiglio per i diritti umani, Tareq Md Ariful Islam, ha difeso il suo diritto di parola, respingendo il tentativo della delegazione cinese di metterlo a tacere. “La delegazione del Partito Comunista Cinese non ha confutato nessuno dei crimini commessi contro i praticanti del Falun Gong”, ha dichiarato Ding. “Al contrario, il PCC ha cercato di coprire e dissimulare i suoi crimini contro l’umanità, diffondendo bugie, esportando coercizione e impegnandosi in una repressione transnazionale per eliminare qualsiasi condanna delle sue atrocità”.

Appello alla responsabilità globale

In un’altra riunione, il 5 marzo, Kayan Wong, praticante del Falun Gong e partner della Global Human Rights Defence (GHRD – Difesa Globale dei Diritti Umani), ha presentato un duro atto d’accusa sulle atrocità in corso in Cina.
La Global Human Rights Defence (GHRD) ha dichiarato: “Global Human Rights Defence (GHRD) esprime grave preoccupazione per i continui crimini di prelievo di organi vivi in Cina, in particolare contro i praticanti del Falun Gong e altri gruppi perseguitati. Dal 1999, queste atrocità sostenute dallo Stato si sono verificate continuamente”. Ha inoltre esortato i governi di tutto il mondo a schierarsi con la comunità del Falun Gong, firmando la “Dichiarazione mondiale sulla lotta e la prevenzione del prelievo di organi vivi”.

Kayan Wong parla durante una sessione dell’UNHRC a Ginevra il 5 marzo 2025.

Wong ha accusato il PCC di nascondere e negare sistematicamente questi crimini, di manipolare i dati sui trapianti e di ingannare le organizzazioni internazionali. Ha sottolineato che tali azioni violano i diritti umani fondamentali, l’etica medica e il diritto internazionale. Citando la “Convenzione sul genocidio”, ha affermato che la persecuzione del Falun Gong da parte del PCC costituisce un genocidio. Il GHRD ha condannato queste atrocità e ha chiesto alle Nazioni Unite e ai governi nazionali di istituire un solido meccanismo di responsabilità, che persegua i colpevoli in base al diritto internazionale e richieda la piena trasparenza del sistema di trapianti cinese.

Il costo umano della repressione

Le testimonianze rilasciate al Consiglio fanno parte di una lunga storia di persecuzione contro i praticanti del Falun Gong, una pratica spirituale pacifica che affronta una repressione implacabile dal 1999. Entrambi gli oratori hanno sottolineato come l’estrazione di organi sia intrecciata con più ampie violazioni dei diritti umani. Il resoconto dettagliato di Ding e l’appassionato appello di Wong sono la prova evidente del devastante costo umano inflitto dalle politiche statali. Hanno ricordato alla comunità globale che dietro le statistiche si nascondono vite reali distrutte dalla crudeltà e dallo sfruttamento sistemici.
I potenti discorsi di Lebin Ding e Kayan Wong segnano un momento significativo nel dialogo globale sui diritti umani. Portando queste pratiche inquietanti alla ribalta dell’attenzione internazionale, i praticanti del Falun Gong non solo stanno denunciando crimini che sono stati a lungo avvolti nella segretezza, ma stanno anche galvanizzando il sostegno per una risposta globale più forte e coordinata.
Il Falun Dafa Information Center fà eco al loro appello: il mondo deve agire ora per porre fine al prelievo forzato di organi e garantire che i responsabili di queste violazioni dei diritti umani siano consegnati alla giustizia.

Link all’articolo in inglese: https://faluninfo.net/falun-gong-practitioners-condemn-ccps-forced-organ-harvesting-at-un-human-rights-council/

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