Figlia muore tre giorni dopo il suo ingresso in carcere per aver praticato il Falun Gong

Carcere femminile della provincia di Liaoning (Minghui)

Carcere femminile della provincia di Liaoning (Minghui)

Una donna di 45 anni incarcerata per aver praticato il Falun Gong è morta l’8 novembre, appena tre giorni dopo il suo ingresso nel carcere femminile della provincia di Liaoning. Il fatto viene riportato da Weiquanwang, sito web che raccoglie testimonianze sulle violazioni dei diritti umani in Cina. Minghui.org ha riferito che il suo corpo presentava segni di gravi maltrattamenti e che le autorità si sono rifiutate di comunicare i risultati dell’autopsia ai suoi genitori.

Costretta su di una sedia a rotelle al momento dell’arrivo

La signora Chen Yan (陈妍), ex dipendente di un’impresa statale a Benxi, era stata trasferita al carcere femminile della provincia di Liaoning, il 5 novembre, nonostante non fosse in grado di camminare e fosse stata ripetutamente ricoverata in ospedale, durante i suoi 16 mesi di detenzione. Alla richiesta del padre su come fosse possibile che la donna potesse essere incarcerata in tali condizioni, i funzionari del centro di detenzione avevano risposto che la donna “fingeva di star male”.

La mattina dell’8 novembre, il carcere aveva informato il padre Chen si trovava in condizioni critiche all’ospedale Yongsen. All’arrivo degli anziani genitori, era già morta.

Un medico ha poi rivelato in privato che la signora Chen non mostrava segni di vita al suo arrivo, contraddicendo le spiegazioni mutevoli delle guardie riguardo al momento del decesso. All’esame di un medico legale, dalla bocca, spalancata, della donna era fuoriuscito un liquido nero e viscoso. Gli occhi erano aperti e i capelli arruffati, hanno raccontato i suoi genitori.

Le autorità carcerarie hanno esercitato pressioni sulla coppia affinché firmasse un modulo di consenso alla cremazione immediata e persino preteso che inviasse un segno di gratitudine al carcere per averla portata all’ospedale. La famiglia si è rifiutata e il corpo della signora Chen giace tuttora presso un’agenzia di pompe funebri.

Tortura, processo e appello respinto

La signora Chen era stata arrestata il 14 luglio 2024, dopo che un operatore sociale l’aveva ripresa mentre distribuiva volantini sul Falun Gong, una disciplina spirituale perseguitata in Cina dal 1999. Gli agenti della stazione di polizia di Hexi l’avevano catturata, avevano perquisito la sua casa senza avvisare la famiglia, e confiscato il suo telefono, il libretto bancario e il denaro contante.

I genitori della donna – la madre, in convalescenza dopo un intervento chirurgico per rimuovere un tumore, e il padre settantaquattrenne – avevano trovato la casa in disordine e chiesto spiegazioni, ma la polizia li aveva allontanati.

Durante i 16 mesi trascorsi nel centro di detenzione della città di Benxi, la signora Chen aveva subito ripetute percosse, torture, le conseguenze della negligenza medica e sospette somministrazioni forzate di farmaci. Il suo avvocato aveva notato un drastico peggioramento delle sue condizioni fisiche e mentali. Al loro appuntamento del 30 ottobre 2024, era debole, lenta a rispondere e non riusciva a ricordare il loro incontro del giorno precedente.

Il 15 maggio 2025, un giudice del Tribunale del distretto di Xihu aveva tenuto un’udienza all’interno della cella di detenzione della donna, nonostante la sua obiezione. La signora Chen aveva testimoniato che i detenuti l’avevano picchiata su ordine delle guardie.

Il 26 giugno, il giudice l’avevano condannata a cinque anni di carcere e a una multa di 5.000 yuan, per poi nascondere il verdetto al suo avvocato, fino alla scadenza del termine per l’appello.

Sebbene fosse riuscita a presentare ricorso, il 19 settembre 2025, il Tribunale intermedio della città di Benxi aveva confermato la condanna originaria, nonostante ulteriori violazioni procedurali e il peggioramento delle sue condizioni di salute.

Autopsia negata, domande senza risposta

I genitori della signora Chen l’avevano vista viva, per l’ultima volta il 24 ottobre. Era stata condotta da loro su di una sedia a rotelle, incapace di alzarsi, i capelli non lavati da settimane. La donna aveva detto loro che doveva strisciare per muoversi e dubitava di poter sopravvivere al trasferimento in prigione.

Quando le guardie avevano interrotto l’incontro, aveva gridato: “La Falun Dafa è buona! Verità-Compassione-Tolleranza è buona!”.

Dodici giorni dopo, era stata trasferita in prigione. Tre giorni dopo, era morta.

Le autorità hanno nascosto le informazioni chiave, tra cui:

  • la causa della morte
  • il rapporto dell’autopsia
  • l’ora esatta del decesso
  • le circostanze in cui è stata trovata priva di sensi

I funzionari non hanno fornito alla famiglia alcun contatto valido né hanno annunciato alcuna indagine.

Un quadro di abusi più ampio

La signora Chen aveva già subito persecuzioni un decennio prima. Nel 2015 era stata condannata a tre anni di carcere e licenziata dal suo lavoro di funzionaria pubblica, per essersi rifiutata di rinnegare il Falun Gong. Durante quella detenzione, era stata sottoposta a torture di stiramento, percosse, restrizioni all’accesso ai servizi igienici, somministrazione forzata di farmaci e danni neurologici, che avevano richiesto anni per guarire.

Il suo caso rispecchia quello di altre persone, sopravvissute alla stessa prigione. «In Cina non esistono i diritti umani. Negli ultimi anni la situazione è peggiorata. La persecuzione non si è mai fermata dal 1999: a distanza di pochi anni, regolarmente, il governo lancia una nuova campagna», ha affermato la signora Liu Pintong, sopravvissuta alla repressione e giunta nel Regno Unito lo scorso luglio, dopo anni di impegno internazionale volto a  salvarla. Per aver distribuito pacificamente volantini sulla persecuzione, la signora Liu aveva trascorso circa otto anni nel carcere femminile della provincia di Liaoning, dove aveva subito diverse torture, tra cui trascorrere lunghe ore in piedi, doversi sedere su uno sgabello chiodato, umiliazioni, privazione del sonno e negazione dell’accesso ai servizi igienici e all’igiene personale.

La morte di Chen si aggiunge ora ad un modello ben documentato di abusi avvenuti durante la detenzione, “trasformazione” coercitiva, somministrazione forzata di farmaci e decessi inspiegabili, che i praticanti del Falun Gong in tutta la Cina continuano ad affrontare nell’ambito della campagna di persecuzione in corso da 26 anni.

Articolo inglese originale: Daughter Dies Three Days After Admission to Prison for Practicing Falun Gong

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