Fang Bin, informatore del COVID-19 e praticante del Falun Gong, detenuto a Wuhan

Fang Bin, un informatore sul COVID-19, nel 2020.

Fang Bin, un informatore sul COVID-19, nel 2020.

Quando la pandemia ha iniziato a diffondersi all’inizio del 2020, un comune cittadino di nome Fang Bin ha preso l’iniziativa e ha esposto al mondo intero la verità nascosta che emergeva dal caos di Wuhan, in Cina.

Ripreso da BBC, CCN, New York Times, Human Rights Watch, Radio Free Asia, NBC News e SCMP, Fang Bin è stato uno dei più famosi informatori che hanno raccontato la verità sugli eventi verificatisi a Wuhan, in quei primi mesi cruciali. Mentre il Partito Comunista Cinese (PCC) minimizzava gli eventi in corso, Fang ha reso pubblico ciò che stava realmente accadendo. Ha fornito filmati dei sovraffollati ospedali di Wuhan, mostrando al mondo intero, già il 25 gennaio 2020, le numerose pile di sacchi di cadaveri. Dopo aver girato il video, lo ha diffuso fuori dalla Cina, su Youtube, piattaforma bloccata nella Cina continentale.

Questo contenuto ha infastidito il governo cinese, in quanto non in linea con la propaganda promossa dai media statali. L’obiettivo del PCC era quello di ingannare i cittadini e il mondo, facendo credere di avere un piano di gestione del COVID-19 impeccabile. Le strategie mediatiche e di politica estera del Politburo di quel periodo erano simili a quelle utilizzate durante il sistematico insabbiamento dell’epidemia di SARS, nel 2003, e rivelavano un modello di costante censura di Stato, in materia di controllo della società da parte del regime cinese.

Il coraggioso atto di esporre la verità, da parte di Fang, ha portato a diversi arresti, dal 1° al 9 febbraio 2020. Dopo la prima cattura di Fang, in cui sei poliziotti si sono presentati alla sua porta con tute HAZMAT, la stazione di polizia è stata costretta e rilasciarlo su pressione dell’opinione pubblica, in considerazione dei suoi privilegi di giornalista e al suo diritto ad essere protetto. Le autorità cinesi, tuttavia, non si sono astenute dal rilasciarlo con un severo avvertimento.

La voce deve essere una, altrimenti si crea il caos. La polizia di Wuhan a Fang Bin

La polizia si era espressa in questo modo per far intendere che soltanto il governo doveva parlare al mondo del coronavirus che la Cina stessa aveva diffuso, in modo che la propaganda potesse essere accurata e non contestata. Si trattava di una minaccia poco velata. Il diritto all’informazione e alla libertà d’espressione sono diritti fondamentali, non concessi dal Partito Comunista Cinese.

In un post del 3 febbraio 2020, Fang Bin aveva comunicato ai suoi follower di aver ricevuto migliaia di richieste di amicizia su WeChat. e che gli ci erano volute ore per rispondere a tutte, sottolineando che i media statali cinesi avevano avvertito di gravi conseguenze per chiunque avesse “diffuso voci” sul virus.

Circa due giorni dopo, tuttavia, la polizia era tornata a casa sua e lo aveva tormentato, spingendolo a registrare i suoi incontri in vlog giornalieri. Nel suo ultimo video, datato 9 febbraio 2020, aveva esortato tutti i cinesi a resistere al regime comunista proclamando: “Restituite al popolo il potere del regime”.

Dopo aver pubblicato il video, la polizia era tornata a casa sua e lo aveva catturato con la forza. Da allora Fang è scomparso e per quasi due anni non ci sono stati aggiornamenti sulle sue condizioni o sulla sua sorte. In passato era stato incarcerato per la sua fede nel Falun Gong e i suoi cari sono estremamente preoccupati per lui.

Secondo Epoch Times, il 24 novembre 2020, un funzionario di fiducia di Wuhan aveva comunicato telefonicamente che Fang era vivo e che il suo caso aveva bisogno di più tempo per superare le procedure legali.

Il caso di Fang è legato alla pandemia, quindi è complicato. Noi [la Corte distrettuale di Jiang’an e il Procuratore distrettuale] dobbiamo fare ulteriori ricerche prima di poter presentare il nostro rapporto [alla Corte intermedia di Wuhan]. Chiederemo un rinvio dell’udienza. – Funzionario di Wuhan (nome e posizione sono stati omessi per motivi di sicurezza)

Secondo i rapporti, Fang è in carcere presso il centro di detenzione di Jiang’an, a Wuhan, trattenuto, a tutt’oggi, contro la sua volontà e senza alcuna data di rilascio. Considerando che Fang non ha cercato contatti fuori dal centro di detenzione, la preoccupazione della sua famiglia e della comunità internazionale è aumentata.

La sua famiglia ha chiesto con forza una rappresentanza adeguata per il suo caso, ma i progressi si sono arenati a causa della mancanza di informazioni e delle crescenti intimidazioni della polizia. Inoltre, nella maggior parte dei tribunali cinesi, ai praticanti del Falun Gong viene negata una rappresentanza adeguata, se non addirittura negata completamente. I giudici che presiedono i tribunali in tutto il Paese utilizzano l’articolo 300 per condannare i praticanti ai campi di lavoro e alle prigioni.

La Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) ha dichiarato: “I giornalisti sono una fonte vitale di informazioni sul campo, specialmente durante un’emergenza sanitaria, e non devono essere presi di mira”. L’IFJ esprime profonda preoccupazione per lo stato attuale di Fang ed esorta le autorità cinesi a rilasciarlo immediatamente”.

Gli sforzi di Fang non saranno inutili. Potete iniziare condividendo la sua storia e facendo sapere al mondo ciò che è successo a questo eroe – il giornalista che potrebbe aver salvato molte vite grazie alla sua impavida ricerca della verità. Quanto più sensibilizzeremo l’opinione pubblica su questa storia, evidenziando i passi coraggiosi compiuti da Fang per rendere pubblica la verità, tanto più potremo fare pressione sul governo cinese e sui funzionari locali di Wuhan per il suo rilascio.

Articolo originale: https://faluninfo.net/fang-bin/

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