Campagna contro il Falun Gong arriva sul posto di lavoro

L’azienda Guangxi Zhaoxin Pingzhou Electronics distribuisce materiali contro lo  “xie jiao”  (foto da Bitter Winter)

L’azienda Guangxi Zhaoxin Pingzhou Electronics distribuisce materiali contro lo  “xie jiao”  (foto da Bitter Winter)

Secondo Bitter Winter, la propaganda anti-Falun Gong del Partito Comunista Cinese (PCC) viene insegnata anche agli impiegati e gli operai delle fabbriche. Avviene nella provincia di Guangxi, attraverso una campagna inserita nei seminari di indottrinamento obbligatori.

Nei primi mesi del 2024 il Falun Dafa Information Center ha pubblicato un articolo che esponeva una campagna politica contro il Falun Gong in Cina. Viene condotta dal PCC tramite una petizione online. Questa campagna, iniziata nel 2023, è per la maggior parte portata avanti tramite WeChat, un social media utilizzato praticamente da tutti i cittadini cinesi.

Dopo aver ricevuto un codice QR, gli utenti di WeChat sono indirizzati alla pagina web dell’Associazione cinese contro le sette. Qui sono presenti cinque punti che gli utenti devono completare in più fasi. Tra i requisiti presenti: la richiesta di firmare online; avvisi (esempio: “diffidate di questi culti”); un “database anti-culto”; un “questionario”; una “classifica delle firme per regione”. La petizione online richiedeva agli utenti di WeChat di guardare foto e leggere storie che mettevano il Falun Gong e altre pratiche religiose in cattiva luce.

Tra le storie presentate con l’obiettivo di manipolare l’opinione pubblica c’ è la cosiddetta autoimmolazione (confutata da molto tempo). Si tratta in realtà di un incidente inscenato dal PCC nel gennaio 2001. Oltre a questo, erano presenti articoli inventati, che accusavano i praticanti del Falun Gong di omicidio.

La portata di questa campagna è stata molto ampia e il PCC ha utilizzato diversi aspetti della società, per portarla avanti. Tra questi le forze di polizia, gli uffici di pubblica sicurezza, le amministrazioni scolastiche e i comitati del PCC a livello comunale, di villaggio e di quartiere. I membri del Partito si recavano anche porta a porta per richiedere di firmare le petizioni. Vengono offerti incentivi, come la misurazione gratuita della pressione sanguigna da parte della clinica locale del villaggio. Striscioni, manifesti, opuscoli ed eventi pubblicitari sono utilizzati frequentemente per guidare la campagna disonesta del PCC.

Secondo i dati diffusi dallo Stato cinese, il PCC ha raccolto decine di milioni di firme. Ciò dimostra quanto siano incessanti i tentativi di fare pressione sui cittadini comuni affinché si allineino all’atteggiamento ostile del Partito nei confronti del Falun Gong.

Alcune aziende in Cina hanno iniziato a incorporare la propaganda come parte dei seminari educativi obbligatori per i dipendenti. Questa mossa cerca di indottrinare gli individui non solo attraverso i social media, i supermercati, i centri commerciali e gli eventi locali, ma anche sul posto di lavoro.

“Questa campagna ci ricorda che le vittime della persecuzione del PCC non sono solo i praticanti del Falun Gong”, ha dichiarato Levi Browde, direttore esecutivo del Falun Dafa Information Center. “Le tattiche coinvolte stanno creando un ambiente coercitivo e intimidatorio verso tutti i cittadini cinesi”.

I dipendenti della Guangxi Zhaoxin Pingzhou Electronics hanno riferito a Bitter Winter di aver ricevuto informazioni sullo “xie jiao” (il termine usato dal PCC come etichetta dispregiativa per le pratiche spirituali come il Falun Gong). L’intento rimane quello di etichettare come “culto malvagio” qualsiasi cosa sia diversa dalle cinque religioni riconosciute dal governo (buddismo, cattolicesimo, islam, protestantesimo e daoismo).

Uno sportello speciale presso la sede della società Guangxi Zhaoxin Pingzhou Electronics ha distribuito volantini che promuovevano l’ateismo ai dipendenti che partecipavano ai seminari obbligatori di xie jiao. Il PCC intende attuare questa strategia di indottrinamento in altre aziende con il pretesto di informare la popolazione sui pericolosi “culti malvagi”.

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