Una praticante del Falun Gong dello Shandong muore due settimane dopo il rilascio in libertà vigilata

Lin Jianping, praticante del Falun Gong nella provincia di Shandong (Minghui.org)

Lin Jianping, praticante del Falun Gong nella provincia di Shandong (Minghui.org)

Lin Jianping, 63 anni, residente nella città di Qixia, nella provincia di Shandong, ha subito decenni di persecuzioni per la sua fede. In un recente confronto con la legge, a metà ottobre 2024, è stata riportata in prigione per scontare una pena di tre anni, inflitta nel marzo 2023, per la sua fede nel Falun Gong. Durante la sua detenzione nel carcere femminile della provincia di Shandong, ha subito gravi abusi, che l’hanno lasciata in condizioni critiche. Temendo di essere considerati responsabili del deterioramento della sua salute, le autorità penitenziarie l’hanno rilasciata con la condizionale, il 30 gennaio 2025. Secondo Weiquanwang, una rete di cittadini cinesi volontari che difendono i diritti umani, la donna è tragicamente deceduta nelle prime ore del 13 febbraio 2025, nonostante le cure d’emergenza ricevute in un ospedale di Yantai

Condanna ingiusta e detenzione arbitraria

Il 6 febbraio 2022, la signora Lin ha parlato con un ufficiale di polizia dell’Ufficio di pubblica sicurezza di Qixia, mettendo in dubbio la legittimità della narrazione dell’“autoimmolazione di Tiananmen” e denunciando la persecuzione del Falun Gong. In risposta, le autorità l’hanno incarcerata, sottoponendola a sei mesi di “sorveglianza residenziale”, prima di accusarla formalmente.

Il 19 dicembre 2022, Lin è stata processata. Il procedimento è stato viziato e  infarcito di prove inventate. La donna si è difesa con veemenza e ha chiesto la restituzione delle sue proprietà. Nonostante l’assenza di accuse legittime, il 29 marzo 2023 il tribunale l’ha condannata a tre anni di detenzione e a una multa di 5.000 yuan.

Inizialmente rilasciata per motivi di salute, a metà ottobre 2024, è stata nuovamente rapita dalla polizia locale e portata nel carcere femminile della provincia di Shandong. Lì, ha subito maltrattamenti incessanti, che hanno avuto gravi conseguenze sulla sua salute fisica e mentale. Temendo potenziali ripercussioni, la prigione l’ha rilasciata e rimandata dalla sua famiglia, il 30 gennaio 2025, proprio il secondo giorno del Capodanno cinese. I suoi parenti l’hanno condotta d’urgenza in ospedale, dove, tuttavia, è deceduta, alle 2 del mattino, del 13 febbraio 2025, lasciandosi alle spalle una dolorosa eredità di ingiustizia.

Una lunga storia di persecuzioni

La signora Lin aveva iniziato a praticare il Falun Gong nel 1998 e, da quando il Partito Comunista Cinese (PCC) aveva lanciato la sua persecuzione a livello nazionale nel 1999, era stata vittima di ripetute detenzioni in centri di lavaggio del cervello, campi di lavoro e prigioni. Aveva subito brutali abusi fisici e  incessanti tormenti psicologici.

Nel 2004, dopo aver parlato pubblicamente della persecuzione del Falun Gong, era stata condotta con la forza in un centro di lavaggio del cervello. Lì, secondo Minghui.org, era stata incatenata al telaio di una finestra, privata del sonno e costretta a guardare propaganda diffamatoria, tattica volta a spezzare il suo spirito. Dopo 37 giorni di permanenza nel centro di lavaggio del cervello, era stata condannata a tre anni di “rieducazione attraverso i lavori forzati”. Nel 2005 aveva ricevuto un’ulteriore condanna a tre anni di prigione.

Nel campo di lavoro forzato di Wangcun, la signora Lin era stata legata a un tubo del riscaldamento per sette giorni. Le manette erano così strette che le sue mani avevano assunto un colore viola scuro. Aveva perso conoscenza più volte per il dolore, ma le guardie l’avevano accusata di aver finto. Quando, in seguito, aveva iniziato uno sciopero della fame per protesta, l’avevano nutrita a forza, attraverso un tubo inserito nel naso, per periodi prolungati al fine di massimizzare la sua sofferenza.

Nel 2006, mentre scontava una condanna nel carcere femminile della provincia di Shandong, Lin aveva subito altri orrori e persecuzioni. Le guardie le avevano strappato intere ciocche di capelli, iniettato farmaci sconosciuti e l’avevano rinchiusa in isolamento. Era stata sottoposta a una serie di torture, che includevano anche il soffocamento e le percosse. In un episodio particolarmente umiliante, una guardia donna l’aveva spogliata, lasciandole addosso soltanto la biancheria intima, e costretta a sdraiarsi su un freddo pavimento di cemento in presenza di un ufficiale maschio.

persecuzioni
Carcere femminile della provincia di Shandong (Baidu.com)

Il suo straziante calvario esemplifica le misure estreme impiegate dal PCC per mettere a tacere coloro che sostengono le proprie convinzioni. Oltre agli arresti arbitrari e ai processi farsa, il regime cinese costringe i praticanti del Falun Gong a subire sistematiche torture fisiche, abusi psicologici e i lavori forzati, che spesso li porta alla morte, nel tentativo di schiacciarne lo spirito.

Il Falun Dafa Information Center esorta la comunità internazionale a riconoscere e condannare queste atrocità. È necessario uno sforzo globale concertato, per proteggere i diritti fondamentali di tutti gli individui a praticare liberamente la propria fede, senza timore di persecuzioni.

Link all’articolo in inglese: https://faluninfo.net/shandong-falun-gong-practitioner-dies-two-weeks-after-medical-parole-release/

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