Rapporto annuale 2025 della Commissione statunitense sulla Cina pone il Falun Gong al centro dell’attenzione

In occasione della Giornata internazionale dei diritti umani il 10 dicembre, la Congressional-Executive Commission on China (CECC) ha pubblicato il proprio rapporto annuale, mettendo nuovamente in luce la continua persecuzione del Falun Gong da parte del Partito Comunista Cinese (PCC) e i relativi abusi: dalla tortura e dal prelievo forzato di organi all’interno della Cina alle vessazioni e alle minacce che raggiungono gli Stati Uniti.

Il presidente della CECC, il senatore Dan Sullivan, ha descritto il rapporto come la prova di un modello di “promesse non mantenute da Pechino”. In pratica, Pechino firma trattati internazionali sui diritti umani e poi li ignora, utilizzando contemporaneamente tribunali, polizia e regolamenti come strumenti di controllo politico in patria e all’estero.

Promessa non mantenuta n. 1: Convenzione contro la tortura

La sintesi del rapporto sottolinea che la tortura rimane una pratica comune in tutto il sistema detentivo cinese, comprese le prigioni, i centri di detenzione preventiva e altre strutture. Le vittime, tra cui i praticanti del Falun Gong, subiscono gravi abusi come il “prelievo di organi umani sancito dallo Stato”. Oltre alle gravi torture e ai maltrattamenti durante la detenzione, la pratica del prelievo di organi è stata “ampiamente segnalata tra i praticanti del Falun Gong e, più recentemente, tra gli uiguri”.

Questi abusi vanno inquadrati alla luce degli obblighi della Cina ai sensi della Convenzione contro la tortura (CAT), ratificata da Pechino nel 1988. Il rapporto della CECC sottolinea che la definizione della CAT comprende qualsiasi atto in cui venga inflitto intenzionalmente a una persona un grave dolore fisico o mentale da parte di funzionari pubblici o con il loro consenso. Il rapporto conclude che la Cina sta violando questi obblighi in modo sistematico.

Promessa non mantenuta n. 2: Costituzione cinese, articolo 36

Nel capitolo dedicato alla libertà di religione, la CECC rileva che il PCC e il governo cinese «continuano a dedicare notevoli risorse e attenzione» alla repressione del Falun Gong. Il rapporto cita i risultati di Minghui secondo cui decine di praticanti del Falun Gong sono morti a causa di maltrattamenti durante la detenzione e altre centinaia sono state condannate solo nel 2024.

Il rapporto attinge ampiamente anche al Database dei prigionieri politici (PPD) della CECC, che ora contiene complessivamente 11.262 registrazioni, inclusi 2.755 prigionieri di cui si sa o si ritiene che siano attualmente detenuti. Tra coloro la cui affiliazione religiosa è stata identificata, 485 sono praticanti del Falun Gong, il che sottolinea che il Falun Gong rimane uno dei più grandi gruppi di prigionieri di coscienza religiosi monitorati dalla Commissione.

Nonostante l’articolo 36 della Costituzione cinese, che apparentemente tutela la libertà religiosa dei cittadini cinesi, continua la persecuzione inaccettabile e incostituzionale del Falun Gong. Classificando erroneamente il Falun Gong come una «setta» anziché come una religione radicata nel buddismo, le autorità cinesi arrestano, incriminano e perseguono i praticanti ai sensi dell’articolo 300 del Codice penale della Repubblica Popolare Cinese, che criminalizza «l’organizzazione e l’utilizzo di una setta per minare l’applicazione della legge». ”

Promessa non mantenuta n. 3: Costituzione cinese, articolo 35

Il rapporto del 2025 evidenzia diversi casi esemplificativi di praticanti del Falun Gong, tutti coinvolti in qualche misura nella libera espressione e nella difesa dei propri diritti, che sono apparentemente protette dall’articolo 35 della Costituzione cinese.

  • Zuo Hongtao (Provincia di Hebei) – Zuo stava scontando una pena detentiva di 13 anni per il suo presunto coinvolgimento con il Falun Gong. Secondo quanto riportato, si è ammalato gravemente ed è stato ricoverato in ospedale per un breve periodo prima di essere riportato in carcere; in seguito è deceduto. I funzionari avrebbero impedito alla sua famiglia di vedere la salma e lo avrebbero cremato senza il loro consenso, sollevando gravi dubbi circa la causa della morte e la possibile distruzione di prove.
  • Gao Xiaoying (Provincia dello Shaanxi) – Ispettore alimentare, Gao è stato condannato a sette anni di carcere per aver pubblicato online informazioni sul Falun Gong. Secondo quanto riferito, la sua famiglia è stata ripetutamente respinta quando ha tentato di fargli visita e le è stato concesso solo un breve incontro prima del suo processo del marzo 2024, al quale è stato loro vietato di partecipare – un esempio di violazioni del giusto processo e di isolamento dei detenuti del Falun Gong.
  • Zhao Ying (Guangzhou, provincia del Guangdong) – Ottantenne e affetta da cancro alla vescica, malattie cardiache e diabete, Zhao è stata arrestata nell’aprile 2021 con l’accusa di aver distribuito materiale del Falun Gong. Dopo un periodo di libertà provvisoria per motivi di salute, è stata nuovamente arrestata nel 2024 e condannata in ottobre a tre anni e sei mesi di reclusione. I gruppi per i diritti umani citati dalla Commissione riferiscono che Zhao sta ora “morendo in prigione”, nonostante la sua età avanzata e le gravi condizioni di salute.

Questi casi, tratti sia dal Database dei prigionieri politici che da rapporti esterni sui diritti umani, illustrano anche le condizioni crudeli e spesso pericolose per la vita che i praticanti del Falun Gong in custodia devono affrontare.

Promessa non mantenuta n. 4: Repressione transnazionale

Una caratteristica distintiva del rapporto del 2025 è un capitolo dedicato alle «Violazioni dei diritti umani negli Stati Uniti e nel mondo», che documenta la crescente campagna di repressione transnazionale condotta dalla Repubblica Popolare Cinese contro le comunità della diaspora e i critici del PCC.

La Commissione descrive una serie di tattiche, tra cui: violenze verbali e online, campagne diffamatorie, guerra legale, “stazioni di servizio” di polizia all’estero e molestie nei confronti di gruppi religiosi all’estero, compresi i praticanti del Falun Gong. In questo contesto, il rapporto rileva specificamente che la Shen Yun Performing Arts, una compagnia di danza classica fondata da praticanti del Falun Gong e nota per rappresentare la “Cina prima del comunismo”, ha ricevuto decine di minacce di attentati bomba contro i suoi spettacoli negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

Il rapporto fa inoltre riferimento al caso del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti riguardante Chen Jun, condannato nel novembre 2024 per aver agito come agente non registrato della Repubblica Popolare Cinese e per aver corrotto un agente dell’Internal Revenue Service (l’Agenzia delle Entrate statunitense) in relazione a un complotto contro i praticanti del Falun Gong residenti negli Stati Uniti. Questo caso è citato come esempio concreto di come la repressione di Pechino contro il Falun Gong si estenda ora alle istituzioni e ai sistemi giuridici statunitensi.

Raccomandazioni e implicazioni

Come negli anni passati, la CECC accompagna le proprie conclusioni con raccomandazioni concrete rivolte al Congresso e all’amministrazione. Tra le priorità evidenziate nel rapporto del 2025 figurano una legislazione volta a contrastare il prelievo forzato di organi in Cina, sanzioni mirate e una risposta coordinata alla repressione transnazionale del PCC.

Le raccomandazioni chiave includono:

  • Porre fine al prelievo forzato di organi ampliando le segnalazioni del Dipartimento di Stato, imponendo divieti di visto e sanzioni ai responsabili e interrompendo i finanziamenti statunitensi e le partnership con le istituzioni della Repubblica Popolare Cinese implicate in pratiche di trapianto non etiche.
  • Sviluppare una strategia governativa globale per contrastare la repressione transnazionale, migliorare il sostegno alle vittime nelle comunità della diaspora e coordinarsi con gli alleati sulle sanzioni e sugli strumenti di applicazione della legge per scoraggiare le vessazioni e l’influenza occulta.

Per i praticanti del Falun Gong, il Rapporto annuale 2025 è una significativa riaffermazione del fatto che i legislatori statunitensi continuano a seguire i loro casi, a nominare le singole vittime e a collegare la persecuzione in Cina alle minacce qui negli Stati Uniti. Rafforza inoltre la base politica per iniziative legislative come il Falun Gong Protection Act e misure più ampie contro il prelievo forzato di organi e la repressione transnazionale.

Come ha sottolineato il senatore Sullivan, presidente della CECC, il mandato della Commissione non consiste solo nel documentare gli abusi, ma anche nel fornire un «piano d’azione». Per il Falun Gong e le altre comunità che subiscono le pressioni del PCC, il modo in cui il Congresso e l’amministrazione risponderanno a tale piano d’azione nel corso del prossimo anno avrà conseguenze molto concrete.

Tradotto dall’inglese: 2025 Annual Report from U.S. Commission on China Puts Falun Gong into Focus

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