Praticante di alto profilo del Falun Gong, a Pechino, muore sotto stretta sorveglianza dopo 15 anni di prigionia
Il signor Zhiwen Wang, ex referente volontario della Falun Gong Research Association, è una delle vittime più note della campagna di persecuzione del Partito Comunista Cinese (PCC) contro il Falun Gong. È mancato il 16 ottobre, presso l’ospedale Shijitan di Pechino, affiliato alla Capital Medical University.
“È con immensa tristezza che vi annuncio la scomparsa di mio padre, Zhiwen Wang, avvenuta il 16 ottobre 2025 a Pechino, in Cina”, ha scritto la figlia di Wang, Danielle, su un sito web che ne chiedeva la liberazione. “Sebbene la libertà di Zhiwen fosse ancora limitata, ha vissuto la sua vita con nobiltà e ha condiviso la sua visione compassionevole con chiunque entrasse in contatto. Anche di fronte a decenni di ingiustizie, non ha serbato rancore verso alcuno”.
Racconta Danielle Wang, che nell’ottobre 2025 suo padre fu portato in un ospedale di Pechino, contro la sua volontà, e qui morì in circostanze sospette. Un gruppo di poliziotti sorvegliava la sua stanza e filmava i suoi ultimi giorni di vita.
“Nei mesi precedenti alla sua morte, la polizia locale mi chiese quando sarei tornata in Cina, promettendo di fare tutto il possibile per consentirmi di rientrare sana e salva”, racconta Danielle Wang. “In tutti questi anni di persecuzione, non ci avevano mai fatto alcun favore. Se davvero avessero avuto a cuore mio padre, avrebbero usato il loro potere per consentirgli di arrivare incolume negli Stati Uniti! Finché la persecuzione continuerà, avremo ancora bisogno di aiuto per sensibilizzare l’opinione pubblica. Dobbiamo garantire che il tragico destino del mio amato padre non sia stato invano”.
Condannato l’ex referente dei volontari
Ingegnere presso il Ministero delle Ferrovie, il signor Wang è stato uno dei referenti volontari dell’ex Falun Gong Research Association. Ufficialmente approvata dalla China Qigong Research Association nel 1993, l’associazione ha promosso il Falun Gong come pratica di qigong benefica, prima di separarsi formalmente dall’organismo statale di qigong, nel 1996.
Nell’aprile 1999, il signor Wang era tra i numerosi fedeli che incontrarono l’allora Primo Ministro Zhu Rongji, durante l’appello pacifico di 10.000 praticanti del Falun Gong a Pechino. Solo tre mesi dopo, il 19 luglio 1999, fu arrestato, un giorno prima che il PCC lanciasse formalmente la sua campagna nazionale di persecuzione contro il Falun Gong.
Nel dicembre 1999, i media statali cinesi annunciarono che il signor Wang era stato condannato a 16 anni di carcere per la sua fede, insieme a diverse altre persone di contatto come il signor Chang Li e il signor Liewu Ji. Il rapporto di Amnesty International del marzo 2000 descrisse il processo come il caso più eclatante contro i praticanti del Falun Gong di quell’anno e come “gravemente ingiusto”.
“La data della condanna di Wang è stata significativa: il 26 dicembre 1999. Questo fu uno dei primi esempi in cui il regime sfruttò strategicamente le festività natalizie per un processo a un dissidente di alto profilo, ovvero quando i politici e i media internazionali non avrebbero prestato attenzione”, ricorda Levi Browde, direttore esecutivo del Falun Dafa Information Center. “Mentre festeggiavamo con le nostre famiglie negli Stati Uniti, ricordo di aver visto la foto di quest’uomo, in piedi, durante il suo processo farsa in Cina. Fino a quel momento, non c’erano state condanne tanto pubblicizzate, né pene detentive così lunghe inflitte ai praticanti del Falun Gong. Fu un momento molto grave”.
Rapporti successivi rivelarono che il signor Wang aveva subito gravi torture nella prigione di Qianjin. Era stato selvaggiamente picchiato, aveva perso tutti i denti e riportato la frattura della clavicola, dopo essere stato privato del sonno per sette giorni consecutivi. Le guardie si erano alternate nel sorvegliarlo 24 ore su 24, assicurandosi che non potesse mai riposare. Il suo caso suscitò ampia preoccupazione a livello internazionale e fu documentato dalla Commissione esecutiva del Congresso degli Stati Uniti sulla Cina (CECC) L’uomo fu riconosciuto dal Defending Freedoms Project della Commissione per i diritti umani, Tom Lantos, come prigioniero di coscienza. Il suo nome appare ripetutamente anche nei Rapporti annuali sulla libertà religiosa internazionale del Dipartimento di Stato americano.
Dal carcere agli arresti domiciliari

Rilasciato con un anno di anticipo, nell’ottobre 2014, dopo 15 anni di prigionia, il signor Wang aveva tutt’altro che concluso il proprio calvario. Fu immediatamente prelevato dai cancelli del carcere e portato in un “centro di lavaggio del cervello”, dove le autorità tentarono di costringerlo a rinunciare alle sue convinzioni. Quando finalmente gli fu permesso di tornare a casa, visse sotto una sorveglianza incessante: ogni suo movimento era monitorato da telecamere di sicurezza e subiva visite regolari della polizia e degli informatori di quartiere. Nei “giorni politicamente sensibili”, gli veniva ordinato di rimanere in casa.
Danielle Wang, che aveva 19 anni e studiava negli Stati Uniti, quando suo padre fu imprigionato per la prima volta, non smise mai di lottare per la sua libertà.
Riuscì a parlargli brevemente al telefono, dopo il suo rilascio, nel 2014: una conversazione profondamente emozionante, dopo 15 anni di separazione. Nel 2016, finalmente, i due si riunirono a Pechino, dopo ben 18 anni dall’ultima volta che si erano incontrati. Quando, tuttavia, il signor Wang tentò di farle visita negli Stati Uniti, il suo passaporto fu confiscato alla dogana e lui fu nuovamente posto agli arresti domiciliari.
Nella sua testimonianza del 2017, davanti al CECC, Danielle descrisse le condizioni che suo padre continuava ad affrontare:
“Ora che mio padre è tornato a casa a Pechino, ci sono agenti letteralmente accampati fuori dalla sua porta 24 ore su 24. Anche se non è in prigione, viene monitorato e seguito come se lo fosse. Questa è un’estensione della persecuzione contro di lui in quanto praticante della Falun Dafa.”
Fino ai suoi ultimi giorni, il signor Wang visse sotto pesanti restrizioni, ogni suo movimento rimase sotto osservazione. La sua scomparsa segnò non solo la fine di un calvario personale durato decenni, ma anche un solenne promemoria del perdurante costo di vite umane della persecuzione nei confrontii dei praticanti del Falun Gong da parte del PCC in Cina.
“La storia di Zhiwen Wang incarna tristemente i 26 anni di persecuzione del PCC contro i praticanti del Falun Gong. Un comune cittadino cinese, condannato dopo un processo farsa a 16 anni di carcere, e torturato, semplicemente per aver aiutato i suoi concittadini nell’organizzazione della meditazione e nella loro realizzazione spirituale”, afferma Browde. “Eppure, non serbava rancore. Nemmeno quando, dopo il rilascio, il regime non gli aveva permesso di vivere la sua vita o di riunirsi alla sua famiglia, mantenendolo sotto stretta sorveglianza, persino in punto di morte. Il PCC può anche comportarsi con arroganza sulla scena internazionale, ma il caso di Wang rivela quanto il regime sia profondamente fragile e timoroso sotto quella facciata”.
L’articolo in inglese: https://faluninfo.net/wang-zhiwen-contact-person-of-former-falun-gong-research-association-in-beijing-dies-under-intense-surveillance-after-15-years-imprisonment/








