Praticante del Falun Gong di 70 anni perseguitata a morte in una prigione della provincia di Gansu

Carcere femminile della provincia di Gansu (Minghui.org)

Carcere femminile della provincia di Gansu (Minghui.org)

La signora Li Qiaolian, una donna di 70 anni della città di Baiyin, nella provincia di Gansu, è morta il 12 settembre, mentre stava scontando una pena detentiva di tre anni e nove mesi a causa della sua fede nel Falun Gong.

Il Falun Gong è una disciplina spirituale basata sui principi di Verità, Compassione e Tolleranza ed è perseguitata dal Partito Comunista Cinese (PCC) dal luglio 1999.

Libertà vigilata per motivi di salute negata anche in seguito a diagnosi di tumore

La signora Li Qiaolian, una pensionata della fabbrica Yinguang, nella città di Baiyin, aveva iniziato a praticare il Falun Gong nel 1998. Era stata arrestata il 14 gennaio 2022 e successivamente condannata, nel settembre 2023. Era stata rinchiusa nel carcere femminile della provincia di Gansu (noto anche Lanzhou), dove era stata sottoposta a gravi abusi, tra cui scosse elettriche e sorveglianza costante.

A metà aprile 2025, la signora Li aveva iniziato a vomitare sangue e le era stato diagnosticato un tumore ai polmoni in fase avanzata, che si era diffuso alla colonna vertebrale. Le molteplici richieste di libertà vigilata per motivi di salute, presentate dalla sua famiglia, erano state respinte, perché la signora Li si era rifiutata di rinunciare alla sua fede nel Falun Gong.

Il carcere imponeva rigide limitazioni alle visite, consentendo soltanto al marito e alla figlia di vedere la donna, e richiedendo invece agli altri parenti di presentare dei documenti rilasciati dalla polizia, a prova della parentela. Il 29 agosto, la famiglia era stata informata che la signora Li era entrata in coma. Nonostante la corsa alla prigione, solo al marito e alla figlia era stato concesso di farle visita.

Quando i famigliari erano tornati per chiedere un’altra visita, l’8 settembre, erano stati ripetutamente respinti. Finalmente, l’11 settembre, era stato loro concesso di vedere la signora Li, che aveva solo brevemente aperto gli occhi. L’intera visita era stata registrata dal personale del carcere.

I parenti della donna avevano nuovamente fatto domanda di libertà vigilata per motivi di salute, ma la richiesta era stata nuovamente negata dalle autorità, con la giustificazione che la signora era in “gravi condizioni”, ma non “critiche”. Quando il marito aveva messo in dubbio questa argomentazione, un membro dello staff gli aveva risposto: “Finché darà segni di vita, non emetteremo un avviso di condizioni critiche”.

Poche ore dopo, verso le 17:00 del 12 settembre, la prigione aveva comunicato alla famiglia che la donna era morta, un mese prima del suo previsto rilascio.

Undici anni di angoscia

Prima della sua ultima condanna, la signora Li ne aveva scontate altre due, per un totale di 11 anni nella prigione femminile della provincia di Gansu, dove aveva subito gravi torture e umiliazioni per essere rimasta salda nella sua fede.

Nell’agosto 2008 era stata arrestata e detenuta nel centro di lavaggio del cervello di Wuchuanxiang, nella città di Baiyin, una delle principali strutture della regione utilizzate per costringere i praticanti del Falun Gong a rinunciare al loro credo.

Nell’aprile 2009, agenti dell’Ufficio per la Sicurezza Interna della città di Baiyin e della stazione di polizia di Silonglu l’avevano arrestata nuovamente, saccheggiando la sua casa e confiscandole i materiali del Falun Gong.
Durante l’interrogatorio, la signora Li era rimasta ammanettata ad una sedia di metallo per 24 ore, picchiata e presa a calci fino a perdere conoscenza. Era poi stata trasferita al centro di detenzione di Jingtai.

Nel 2010, la signora Li era stata condannata a sei anni nella stessa prigione, e costretta a rimanere in piedi per molte ore, picchiata dai detenuti e privata dei beni di prima necessità. Le guardie avevano incitato gli altri prigionieri affinché la tormentassero, dopo che si era rifiutata di compilare delle dichiarazioni che denunciavano il Falun Gong. Era stata schiaffeggiata, presa a calci e colpita alla testa; le percosse le avevano lasciato ferite permanenti. I detenuti le avevano anche somministrato farmaci sconosciuti, sostenendo falsamente che soffrisse di ipertensione. Era stata rilasciata nel 2013.

Nel settembre 2014, la signora Li era stata nuovamente arrestata, insieme ad altre tre praticanti, e successivamente condannata a cinque anni di prigione. Gli abusi erano continuati. Una prigioniera, Wang Nai, aveva colpito la signora Li in faccia fino a renderla irriconoscibile. Era poi stata costretta ad accovacciarsi per molte ore senza riposo. Le detenute le avevano graffiato il viso e l’avevano minacciata di ulteriori violenze al suo rifiuto di cedere..

Prendere di mira vite innocenti

La morte della signora Li sottolinea il pericolo continuo che milioni di praticanti del Falun Gong affrontano in tutta la Cina, soprattutto mentre le autorità locali intensificano gli sforzi per raggiungere le quote di persecuzione stabilite dal PCC. Nonostante l’età e le sue fragili condizioni, alla donna era stata negata la libertà condizionata per motivi di salute, semplicemente perché si era rifiutata di rinunciare alla sua fede.

I dati raccolti da Minghui.org indicano che almeno 5.273 praticanti del Falun Gong sono stati confermati morti a causa della persecuzione. Il caso della signora Li è uno dei tanti che dimostrano come la campagna del PCC, giunta ormai al suo 26° anno, continui a mietere vittime innocenti.

La sua fermezza nel sostenere i principi di Verità, Compassione e Tolleranza, anche di fronte a sofferenze incessanti, rimane una potente testimonianza della resilienza della coscienza sotto la tirannia.

(Caso da Minghui.org )

Articolo originale in inglese: https://faluninfo.net/70-year-old-falun-gong-practitioner-persecuted-to-death-in-gansu-province-prison/

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