Trovare la libertà in Inghilterra: famiglia salvata dal sostegno internazionale
Grazie al sostegno internazionale, la signora Liu Pintong ha potuto riunirsi al figlio Hu Xuanming in Inghilterra, per la prima volta dopo anni.
LONDRA — Il 14 luglio 2025, la signora Liu Pintong, praticante cinese del Falun Gong, a lungo perseguitata, è arrivata sana e salva nel Regno Unito, dopo quasi un decennio di detenzione, sorveglianza e restrizioni di viaggio. Per due anni, è stata protagonista della campagna “Family Rescue” posta in essere dal Falun Dafa Information Center (FDIC), che si batte per il rilascio dei praticanti del Falun Gong in carcere, con parenti all’estero. Il suo trasferimento in Inghilterra segna la fine di uno sforzo collettivo durato anni, per farla ricongiungere con suo figlio, e l’inizio di un nuovo capitolo, in cui potrà finalmente esprimersi liberamente.
Anche il governo dell’inghilterra aveva espresso ufficialmente la propria preoccupazione nei confronti della signora Liu. In una lettera del 2023 all’ex Primo Ministro Boris Johnson, l’Onorevole Anne-Marie Trevelyan, membro del Parlamento, aveva infatti comunicato profonda apprensione per la detenzione della signora Liu. La lettera, inviata in risposta ad un appello del figlio della donna, lo studente Hu Xuanming, aveva confermato che il Regno Unito stava “monitorando attentamente la persecuzione” e avrebbe “cercato opportunità per fare pressione [sulla Cina] affinché cessasse immediatamente le gravi violazioni dei diritti umani”.
La signora Liu è stata liberata il 2 agosto 2024, dopo aver scontato una pena detentiva di 18 mesi.
Per la donna, non c’erano certezze fino al suo imbarco su un aereo. “Una volta a bordo, mi sono sentita come protetta da una forza superiore. Ho provato profonda gratitudine”, ha dichiarato. “Io e mio figlio non sapevamo nemmeno se mi avrebbero permesso di lasciare la Cina. Non ne siamo stati sicuri finché l’aereo è decollato”.
La sua partenza ha sfidato una restrizione poco nota in Cina, che impedisce agli ex prigionieri di coscienza di lasciare il Paese per cinque anni dopo il rilascio. Sebbene questa “regola non scritta” non sia codificata dalla legge, viene spesso menzionata ai controlli doganali, impedendo a molti ex prigionieri di coscienza di attraversare il confine. Per evitare di essere fermata, la signora Liu è partita dalla Cina meridionale con biglietti aerei acquistati da un amico e ha raggiunto la Gran Bretagna passando per Hong Kong.
Sfuggire a una repressione sempre più severa
Una volta atterrata in Inghilterra, a Londra, la donna ha descritto un’immensa sensazione di sollievo. “Ero semplicemente felice di essere arrivata fin qui. Se fossi rimasta in Cina, non riesco ad immaginare cos’altro mi sarebbe potuto succedere”, ha dichiarato in un’intervista alla FDIC l’11 agosto.
Le sue preoccupazioni erano fondate. L’anno precedente, in Cina, due sue care amiche erano state arrestate a pochi mesi di distanza l’una dall’altra. La prima era stata trattenuta solo per aver partecipato ad un piccolo gruppo di studio privato, la seconda era stata arrestata durante una commissione di routine, per richiedere un servizio internet. La signora Liu sostiene che “la polizia le aveva seguite e prelevate proprio nell’atrio dell’edificio”.
“In Cina non esistono diritti umani e la situazione è peggiorata negli ultimi anni. La persecuzione non si ferma dal 1999 – e, ad intervalli di pochi anni, comincia una nuova campagna.”
— Pintong Liu
La signora Liu attribuisce la sua sopravvivenza in detenzione interamente alla sua fede. “Senza la mia fede, non ce l’avrei fatta. Almeno tre volte ho rischiato la morte”, ha detto. Le percosse, l’isolamento e la sistematica negazione dei diritti fondamentali l’hanno resa disabile.
Stranamente, tuttavia, il comportamento delle autorità è cambiato durante la sua ultima detenzione. La polizia le ha chiesto più volte se suo figlio fosse all’estero, un dettaglio che, a suo avviso, ha influenzato il suo trattamento. “Commettevano comunque crimini che non avrebbero mai potuto ammettere pubblicamente, ma credo che mi abbiano trattata un po’ meglio a causa della paranoia. Forse l’attenzione internazionale ha raggiunto le loro coscienze”.
Riconquistare la propria voce
Ora, a un mese dall’inizio della sua nuova vita in Inghilterra, la signora Liu afferma di aver “riconquistato i suoi diritti umani e civili”. Per la prima volta da decenni, può esprimersi apertamente e senza paura. “Qui posso parlare con i miei amici in Cina e partecipare all’attivismo. Considero mia responsabilità non dare per scontate queste libertà”.
La vita in Inghilterra, tuttavia, non è ancora stabile. La donna attende la risposta alla sua richiesta di asilo – processo che potrebbe richiedere mesi o anni – e si sta impegnando per ottenere una sicurezza finanziaria e abitativa. “Spero solo che ora ci sia stabilità”, ha detto.
A coloro che hanno sostenuto il suo rilascio e il suo trasferimento, la signora Liu ha espresso profonda gratitudine. “Sono grata ai miei amici e a tutti coloro che mi hanno aiutata a raggiungere la salvezza. Ho sentito che oltre mille persone hanno firmato la mia petizione online e ne sono profondamente grata. Per favore, non preoccupatevi più per me. Da ora in poi farò del mio meglio”.