A sinistra: bambini a Kuala Lumpur leggono i manifesti del Falun Gong il 14 agosto. A destra: screenshot del video del 15 agosto che mostra un gruppo che sostiene di avere legami con una “stazione di polizia cinese” che sequestra questi manifesti e striscioni, li carica su un furgone e se ne va.
KUALA LUMPUR – Il 15 agosto, una attività di informazione del Falun Gong presso il Monumento Nazionale della Malesia (Tugu Negara) è stata interrotta da un gruppo di persone di nazionalità cinese che hanno preso con la forza la struttura informativa di una praticante. Un testimone riferisce che il gruppo si è identificato come collegato a una “stazione di polizia cinese”, suscitando allarme per le intimidazioni transnazionali e le violazioni della sovranità malese.
Alle 9.45 circa, un furgone con a bordo sette uomini e due donne è arrivato sul posto. Hanno affrontato la signora Yong, un’anziana praticante del Falun Gong in pensione e l’unica praticante presente, e hanno rimosso con la forza gli striscioni e una struttura che portava manifesti informativi. In inferiorità numerica e impotente di fronte al gruppo, la donna ha potuto fare ben poco, mentre quelle persone caricavano gli oggetti sul loro veicolo e se ne andavano.
La comunità religiosa locale ha descritto l’atto come un furto, notando che non è stata presentata alcuna giustificazione legale per il gesto. L’intero incidente è stato ripreso da un video.
“ Ero scioccata”, ha risposto la signora Yong. “Questo non dovrebbe accadere in Malesia. La Malesia è un Paese governato dallo Stato di diritto. Non riesco a capire come questi individui abbiano potuto agire in modo così sfacciato e illegale in pieno giorno”.
Ha esortato le autorità a “consegnare questi individui alla giustizia” e a ripristinare la loro libertà di meditare e informare il pubblico senza subire molestie o interferenze straniere. La signora Yong ha presentato una denuncia alla polizia e le autorità hanno confermato che è in corso un’indagine.
Non è la prima volta che i praticanti del Falun Gong in Malesia subiscono molestie. All’inizio di quest’anno, settantasei praticanti sono stati arrestati prima della visita del capo del PCC Xi Jinping a Kuala Lumpur, un incidente riportato anche dalL’International Consortium of Investigative Journalists. Questi casi evidenziano uno schema preoccupante: azioni un tempo confinate alla Cina continentale si verificano sempre più spesso in Malesia.
Secondo i praticanti locali, i timori per la sicurezza sono molto forti in vista della visita del leader cinese Xi Jinping in Malesia per il vertice ASEAN del prossimo ottobre. Temono che l’incontro di alto livello possa intensificare la pressione sulle autorità malesi e sulla comunità del Falun Gong nel periodo precedente la visita, aumentando la probabilità di ulteriori molestie o sorveglianza.
“Questo tipo di comportamento è un caso da manuale di repressione transnazionale”, ha dichiarato Levi Browde, direttore esecutivo del Falun Dafa Information Center. “Il fatto che un gruppo affermi di agire per conto delle autorità cinesi mentre interferisce in uno spazio pubblico in Malesia è profondamente preoccupante. Solleva domande non solo sulla sicurezza dei praticanti, ma anche sull’integrità della sovranità malese”.
“Stiamo assistendo all’esportazione della campagna del PCC contro il Falun Gong ben oltre i confini della Cina”, ha aggiunto Browde. “I cittadini malesi dovrebbero essere liberi di praticare la loro fede senza interferenze da parte di agenti che pretendono di rappresentare un regime straniero”.
L’incidente in Malesia rispecchia altri casi recenti nella regione e non solo. Pochi giorni prima, il 13 agosto, in Finlandia, l’ex capo dell’esecutivo di Hong Kong Leung Chun-ying ha attaccato personalmente i praticanti del Falun Gong durante una attività di informazione e meditazione legalmente autorizzata, chiedendo i nomi e rilasciando dichiarazioni che facevano riferimento alla sorveglianza del regime cinese verso i partecipanti.
Più vicino alla Malesia, nella vicina Taiwan, diversi teatri che ospitano la Shen Yun Performing Arts – una compagnia fondata da praticanti del Falun Gong – e sale dove doveva essere proiettato un documentario sul prelievo di organi, sono stati presi di mira con minacce anonime di bombe che hanno interrotto gli eventi. Secondo quanto riferito dalle autorità taiwanesi, le minacce risalirebbero a fonti cinesi. Più a nord, in Russia, i praticanti del Falun Gong hanno affrontato detenzioni e processi che gli osservatori internazionali hanno collegato all’influenza di Pechino.
“Questi casi non sono isolati”, ha sottolineato Browde. “Dall’Europa all’Asia, vediamo un modello coerente del Partito Comunista Cinese che attraversa i confini per intimidire e mettere a tacere i praticanti del Falun Gong. Quanto accaduto in Malesia fa parte di questa stessa campagna globale”.
I praticanti malesi chiedono al loro governo di opporsi con fermezza alle molestie straniere, di proteggere la libertà di credo e di garantire che i cittadini e i residenti possano impegnarsi in attività pacifiche senza subire intimidazioni.
“La Malesia ha un’orgogliosa tradizione di multiculturalismo e tolleranza”, ha concluso Browde. “Esortiamo il governo a salvaguardare la sua sovranità e a chiarire che le libertà dei suoi cittadini non possono essere compromesse da pressioni o interferenze del Partito Comunista Cinese”.
Tradotto da: Falun Gong Information Site in Malaysia Disrupted by Alleged Chinese Police
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