Il Rapporto ufficiale del PCC intitolato "Rapporto sul lavoro della procura popolare della contea di Changli 2019" menziona esplicitamente la persecuzione contro i praticanti del Falun Gong
Punti chiave
Introduzione
Il mantenimento del potere col pretesto di difendere la “sicurezza nazionale” è da sempre un tratto distintivo del Partito Comunista Cinese (PCC). Tuttavia, sotto la guida di Xi Jinping, c’è stata una rinnovata attenzione verso tale sforzo e un aumento della sua importanza. Una tendenza che negli ultimi anni ha registrato un’ulteriore accelerazione.
La cosiddetta “sicurezza politica”, che Xi ha descritto in un discorso del 2014 come il “fondamento della sicurezza nazionale globale” (总体国家安全), è in cima alla lista di quella che è chiamata “struttura nazionale per la sicurezza”. Nel maggio 2023, Xi ha chiesto di accelerare con urgenza la modernizzazione del paese.
Osservando questi sviluppi, gli studiosi e gli analisti occidentali hanno sottolineato come questa tendenza abbia portato anche ad un aumento della repressione, delle violazioni dei diritti umani e della soppressione della società civile. In tale analisi, la repressione da parte del regime contro il Falun Gong non è quasi mai stata menzionata. Eppure, una verifica dei commenti degli alti funzionari, sia a livello storico che dal 2020 in poi, indica che il Falun Gong rimane una parte centrale degli sforzi del PCC per mantenere la “stabilità politica”. In alcuni casi, il Falun Gong è stato messo in risalto tra le altre minacce percepite al regime o i pericoli reali per la sicurezza pubblica. I riferimenti all’attuazione della visione di Xi sui siti web dei governi locali menzionano costantemente il Falun Gong, ma sono citati solo raramente da think-tank e studiosi.
I vertici della sicurezza pubblica e del procuratore supremo includono la repressione del Falun Gong tra gli sforzi principali per difendere la stabilità politica
Nell’agosto del 2020, Zhao Kezhi, allora Ministro della Pubblica Sicurezza e Consigliere di Stato cinese, ha tenuto un discorso al Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo (NPC), il parlamento cinese, evidenziando il lavoro svolto dal 2016 al 2019, con particolare attenzione ai risultati del 2019. Zhao ha sottolineato che nell’attuazione del concetto globale di sicurezza nazionale, il sistema di pubblica sicurezza ha cercato di “fare pieno uso di armi e metodi legali per condurre lotte approfondite contro la sovversione, il separatismo e l’infiltrazione; reprimere severamente le attività del “Falun Gong” […] e di altre [religioni vietate]; e difendere risolutamente la sicurezza del Paese”. 1Riflettendo sulla priorità data a questi sforzi, Zhao ha evidenziato le misure per sopprimere i gruppi religiosi vietati come il Falun Gong, ancora prima di menzionare altre iniziative di sicurezza, comprese quelle legate alla lotta alla corruzione e al terrorismo.
Questo è uno dei numerosi rapporti disponibili al pubblico forniti negli ultimi anni da alti funzionari del PCC, che parlavano direttamente della campagna di Pechino contro il Falun Gong. Tra il 2017 e il 2021, nei loro rapporti di lavoro all’NPC, la Corte Suprema del Popolo (SPC) e la Procura Suprema del Popolo hanno ripetutamente menzionato la “partecipazione attiva” e l’“aumento dell’intensità” della “lotta” contro le religioni vietate e le “punizioni dirette” verso il ‘Falun Gong’” e altre fedi vietate. Nel gennaio 2017, in un simposio a cui hanno partecipato i presidenti delle alte corti popolari di tutta la Cina, il CSP avrebbe chiesto “l’approfondimento della lotta” contro i gruppi religiosi vietati e “l’intensificazione delle punizioni contro il Falun Gong” e altri gruppi simili, in modo da “evitare che diventino un fattore importante che incide sulla sicurezza politica”.
Nel maggio 2020, Zhang Jun, allora procuratore generale della Procura suprema del popolo, ha dichiarato in un rapporto presentato all’NPC di aver “salvaguardato risolutamente la sicurezza politica nazionale e la stabilità sociale”, “implementato il concetto globale di sicurezza nazionale”, e “punito risolutamente il ‘Falun Gong’” e altri gruppi religiosi messi al bando. Allo stesso modo Zhang ha menzionato il lavoro anti-Falun Gong prima di elencare i procedimenti giudiziari di casi come quelli legati alle violenze fisiche e ai furti.
Menzionare esplicitamente il Falun Gong come priorità tra le minacce percepite dal regime, appare anche in altri discorsi e rapporti, comprese tre conferenze stampa tenute dal Ministero della Pubblica Sicurezza dal 2021.
Il 15 aprile 2021, durante una conferenza stampa in occasione della Giornata dell’Educazione alla Sicurezza Nazionale, il Ministero ha illustrato i risultati ottenuti negli ultimi sette anni nella difesa della “sicurezza politica” della Cina e gli obiettivi futuri. Il primo obiettivo menzionato nella conferenza è stato il Falun Gong, assieme ad altri gruppi religiosi vietati, con un’enfasi su “educazione e trasformazione approfondite”: un riferimento ai metodi brutali usati per costringere le persone a rinunciare al proprio credo e lodare il PCC. Ciò è avvenuto prima che si menzionasse l’implementazione delle politiche “anti-separatiste” del PCC in Tibet, gli sforzi “anti-terrorismo” nello Xinjiang o altre aree come i reati online, i crimini economici e il perseguimento di ex funzionari all’estero tramite la campagna denominata “Caccia alla volpe”. Commenti simili sono evidenti nei resoconti delle conferenze stampa di gennaio 2022 e gennaio 2023 per la “Giornata della polizia popolare cinese”. In questi due rapporti, la menzione del Falun Gong appare dopo le campagne “antiseparatista” e “antiterrorismo”, ma comunque prima di qualsiasi altra area prioritaria.
Le nostre ricerche, a partire dalle informazioni pubblicamente disponibili sui siti web del governo cinese e sulla copertura dei media statali, indicano che questi recenti riferimenti alla campagna anti-Falun Gong nelle conferenze stampa seguono un periodo di relativo silenzio. L’ultimo riferimento pubblico di questo tipo registrato da parte di un alto funzionario della sicurezza sembra risalire al febbraio 2006, quando Ke Liangdong, allora direttore del Dipartimento Affari Legali del Ministero della Pubblica Sicurezza, dichiarò che i seguaci del Falun Gong sarebbero stati puniti ai sensi di una legge appena emanata, ovvero la Legge punitiva sull’amministrazione della sicurezza. Nel frattempo, i siti web del governo locale hanno continuato a fare riferimento ad azioni contro i praticanti del Falun Gong – come la campagna “zero-out” – ma gli alti funzionari hanno omesso di menzionare il Falun Gong in pubblico, apparentemente per rafforzare la falsa percezione che il PCC avesse schiacciato con successo il gruppo.
I governi locali seguono l’esempio del governo centrale
Tra il 2019 e il 2023, molte direttive, rapporti di lavoro e piani di sviluppo emessi dai governi locali (e dalle autorità giudiziarie in particolare) in tutta la Cina hanno collegato la repressione contro coloro che praticano il Falun Gong alla salvaguardia della “sicurezza nazionale”, della “sicurezza politica”, della “sicurezza nazionale”.
Quelli che seguono sono esempi selezionati:
In conformità con la giurisdizione designata dai superiori, la Procura ha intrapreso la revisione e il perseguimento dei casi nella città [coinvolgenti] il Falun Gong… Durante tutto l’anno, sono stati accettati un totale di 26 casi che coinvolgono 39 persone, mentre 24 casi che coinvolgono 35 persone sono stati portati in giudizio. Questo tipo di caso è complesso e delicato. La Procura ha esplorato attivamente e si è adoperata per integrare fortemente le politiche e le leggi nazionali. Attraverso il controllo, il perseguimento e l’accusa dei crimini, abbiamo represso con decisione i crimini che mettevano in pericolo la sicurezza nazionale, in particolare la sicurezza del regime, rafforzato il controllo delle posizioni ideologiche e incarnato efficacemente la volontà nazionale di combattere questo tipo di crimine.
Vale la pena notare che le revisioni dei verdetti nei casi che coinvolgono il Falun Gong indicano che i cosiddetti “crimini” coinvolgono tipicamente lo studio di testi spirituali o la condivisione di informazioni che denunciano abusi dei diritti, o espongono la propaganda del PCC, piuttosto che impegnarsi in quello che sarebbe considerato un comportamento violento o criminale in altri paesi.
Riferimenti simili sono apparsi anche nelle direttive delle autorità locali di Shanghai e Chongqing, nei rapporti di lavoro dei funzionari di Shanxi, Tianjin, Shandong e Anhui, nonché nei piani di sviluppo e attuazione nelle province di Heilongjiang e Henan, tra molti altri.
Perché è importante?
Le direttive e i rapporti emanati dai governi centrali e locali negli ultimi cinque anni sono importanti per diverse ragioni.
A cosa fare attenzione
Iscriviti qui per ricevere importanti aggiornamenti sul Falun Gong e sulla persecuzione che i praticanti devono affrontare.
Il 2 giugno 2026, sull’isola di Jeju, in Corea del Sud, tre uomini cinesi hanno… Read More
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la Serbia ha violato le libertà… Read More
Il signor Liu Wansheng, un praticante del Falun Gong di 71 anni della città di… Read More
La signora Cong Peishan ha 87 anni e la signora Li Xianghong 63. Dopo anni… Read More
Gli episodi di repressione transnazionale contro i praticanti di Falun Gong e la Shen Yun… Read More
Articoli pubblicati per la prima volta da Minghui.org, il 10 marzo, poi ripresi da Weiquanwang… Read More