Persecuzione esportata in occidente

Febbraio 2026 – Aggiornamento sulla repressione transnazionale

Negli ultimi due mesi (da fine dicembre 2025 a fine febbraio 2026), le forme di repressione transnazionale rivolte ai praticanti del Falun Gong e ai loro sostenitori si sono intensificate in diverse regioni. Gli episodi documentati includono intimidazioni fisiche in spazi pubblici, minacce di morte coordinate contro funzionari eletti e civili, interferenze diplomatiche dirette sul suolo europeo e ripetute campagne di disinformazione rivolte a teatri e istituzioni governative. Nel loro insieme, questi sviluppi riflettono una strategia su più fronti che combina molestie, coercizione, propaganda e intimidazioni oltre i confini della Cina.

Aggressione e intimidazione fisica

Due episodi verificatisi in Malesia e in Australia tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio dimostrano come l’ostilità nei confronti dei praticanti del Falun Gong si stia manifestando in spazi pubblici all’estero, in un contesto di intensificata attività propagandistica legata al Partito Comunista Cinese (PCC).

Il 24 dicembre 2025, secondo un articolo pubblicato da un organo di informazione malese, un turista cinese avrebbe preso a calci il materiale informativo esposto dalla pensionata settantaquattrenne Ealine Ho Chak Lin fuori dalla Masjid Negara a Kuala Lumpur. Ho stava esponendo informazioni sul prelievo forzato di organi dai praticanti del Falun Gong in Cina quando l’incidente è avvenuto intorno a mezzogiorno, mentre un gruppo di turisti usciva dalla moschea. Secondo la denuncia presentata alla stazione di polizia di Dang Wangi, l’uomo l’ha rimproverata e ha rovesciato tutti i suoi cartelloni. Ho, volontaria presso il punto informativo del Falun Gong, ha affermato di non capire cosa abbia provocato quella reazione, ma ha sottolineato che le intimidazioni non le impediranno di continuare a svolgere la sua attività in quello stesso luogo.

L’episodio fa seguito a precedenti episodi di disturbo verificatisi in Malesia. Il 13 aprile, secondo quanto riferito, settantasei praticanti sarebbero stati arrestati in vista della visita del leader cinese Xi Jinping a Kuala Lumpur. Il 6 agosto, diversi uomini vestiti di nero hanno minacciato due volontari del movimento Tuidang che avevano allestito uno stand al Taman Connaught. Il 15 agosto, un punto informativo del Falun Gong a Tugu Negara è stato preso d’assalto da un gruppo di cittadini cinesi che hanno sequestrato con la forza l’espositore di un praticante; un testimone ha riferito che il gruppo si è identificato come legato a una “stazione di polizia cinese”.
Un altro episodio si è verificato il 2 gennaio 2026 al Cavill Mall di Gold Coast. Maryann Leatham, un’insegnante di cucina professionale di origini scozzesi, ha raccontato che un uomo australiano si è avvicinato a lei e a un altro praticante durante un’esposizione pubblica sulla persecuzione. Ha mostrato loro un’immagine sul suo telefono e ha chiesto: «Che cos’è questo? Sapete cos’è? Lo sapete, vero?». Quando la Leatham è apparsa confusa, li ha accusati di «mentire».

Leatham ha affermato che l’immagine era legata all’incidente dell’autoimmolazione inscenato in Piazza Tienanmen il 23 gennaio 2001, che i media statali cinesi avevano trasmesso in tutto il mondo come prova contro il Falun Gong. Tuttavia, un’indagine successiva condotta dal The Washington Post ha rilevato gravi incongruenze, riferendo che nessuno aveva mai visto due dei presunti autoimmolatori praticare il Falun Gong. Leatham ha spiegato questo contesto e ha invitato l’uomo ad ascoltare ulteriori informazioni. L’uomo se ne è andato senza essere convinto.

Circa 15-20 minuti dopo, l’uomo e sua moglie, una donna di aspetto cinese, sono tornati. L’uomo è rimasto in silenzio, ma sua moglie si è rivolta a Leatham, dicendo: «Siete tutti pieni di [parolaccia]», e le ha sputato addosso — fortunatamente mancandola. «Provo una profonda tristezza per le persone che sono state fuorviate da bugie e inganni», ha detto in seguito Leatham.

In particolare, lo scontro è avvenuto lo stesso giorno in cui il Consolato Generale cinese a Sydney ha rilasciato una dichiarazione in cui attaccava il Falun Gong e la Shen Yun Performing Arts, esortando gli australiani a non assistere ai suoi spettacoli e sostenendo che promuovesse «narrazioni anti-cinesi». In risposta, il senatore Ralph Babet ha condannato le dichiarazioni del consolato, affermando: «Come osa il PCC, attraverso il suo consolato di Sydney, dire agli australiani cosa possiamo e non possiamo guardare? Questa è l’Australia, non la Cina. Siamo un paese libero».

Minacce violente

Il 10 febbraio sono state inviate sei e-mail di minaccia dallo stesso indirizzo (PaulaCallahan7232@hotmail.com) a enti in Australia, Corea del Sud, Canada, Austria, Danimarca e Italia (gli indirizzi e-mail cerchiati dall’alto verso il basso). Ciascuna e-mail, redatta in cinese, avvertiva che, se gli spettacoli della Shen Yun Performing Arts fossero andati in scena come previsto, i rispettivi alti dirigenti politici o l’opinione pubblica avrebbero subito gravi danni.

Tra metà gennaio e metà febbraio, una serie coordinata di minacce violente ha preso di mira gli spettacoli di Shen Yun 2026 in diversi continenti, indicando un tentativo deliberato di ostacolare la tournée mondiale della compagnia attraverso l’intimidazione e la paura.

Un esempio rappresentativo è quello che si è verificato tra il 10 e il 15 febbraio, quando almeno cinque e-mail di minaccia sono state inviate dallo stesso indirizzo (PaulaCallahan7232@hotmail.com) a teatri e altre soggetti legati alla vendita dei biglietti in Corea del Sud, Canada, Italia e Austria. Ogni e-mail, redatta in cinese, avvertiva che se gli spettacoli della Shen Yun Performing Arts fossero andati avanti come da programma, alti dirigenti politici o il pubblico in generale avrebbero subito gravi danni.

  • Il 10 febbraio, un’e-mail inviata al referente per la biglietteria di Shen Yun in Corea avvertiva che, se gli spettacoli fossero proseguiti, «succederà qualcosa a Lee Jae-myung», minacciando esplicitamente l’incolumità di Lee Jae-myung e di «tutti gli alti funzionari sudcoreani».
  • Lo stesso giorno, un messaggio simile è stato inviato all’ufficio vendite biglietti canadese di Shen Yun, affermando che se lo spettacolo fosse andato avanti, «succederà qualcosa al Primo Ministro canadese», nominando Mark Carney e facendo riferimento a «tutti i funzionari di alto livello del Canada».
  • Sempre il 10 febbraio, gli organizzatori del tour di Shen Yun in Italia hanno ricevuto un’e-mail in cui si avvertiva che sarebbe stato fatto del male al presidente Sergio Mattarella se lo spettacolo non fosse stato annullato, aggiungendo: «Non abbiate rimpianti in seguito».
  • Sempre il 10 febbraio in Austria, un’e-mail analoga dichiarava nell’oggetto che «Se insistete nel procedere con lo spettacolo di Shen Yun, si verificheranno molteplici attacchi terroristici». Il corpo dell’e-mail recitava:

«Se non ti sta a cuore la sicurezza di tutti i cittadini austriaci e pensi che i ripetuti attacchi terroristici non abbiano nulla a che fare con te, allora continua pure con questa messinscena. Come vuoi. Finché te lo puoi permettere, non cercherò di farti cambiare idea. Ma poi non pentirti.»

  • Il 15 febbraio, una seconda e-mail inviata all’indirizzo di Korea Ticketing ha intensificato le intimidazioni, sostenendo che qualcuno avrebbe assunto le sembianze di praticanti del Falun Gong per sferrare un attacco terroristico a Seul e avvertendo che «segnalarlo porterebbe solo a un pericolo ancora maggiore».

Oltre a Shen Yun, anche il Falun Gong e i suoi sostenitori sono stati oggetto di minacce dirette.

Il 23 gennaio è stato inviato un messaggio contenente minacce di morte tramite il modulo di contatto del sito web del Falun Dafa Information Center (Faluninfo) da un indirizzo IP riconducibile all’Olanda. Il messaggio avvertiva che le personalità politiche australiane che sostengono il Falun Gong «saranno uccise» e che «le loro case potrebbero anche essere date alle fiamme», estendendo le stesse minacce al personale di Faluninfo.

Considerati nel loro insieme, questi episodi portano a 243 il numero totale delle minacce di morte anonime rivolte al Falun Gong e ai suoi sostenitori dal marzo 2024. Sebbene finora non si siano verificati episodi di violenza fisica, la portata, la frequenza e la natura transnazionale di queste minacce evidenziano una campagna di intimidazione continua. Tutti gli episodi sono stati segnalati alle autorità di polizia e sono attualmente oggetto di indagine.

Pressioni diplomatiche sulla proiezione di un documentario

A gennaio, in Francia si è verificato un caso documentato di ingerenza straniera quando l’Ambasciata cinese a Parigi ha cercato di impedire la proiezione del documentario State Organs al cinema Gulf Stream di La Baule-Escoublac. Il pluripremiato film del 2024 esamina le prove del prelievo forzato di organi sancito dallo Stato in Cina e della persecuzione dei praticanti del Falun Gong.

La mattina del 16 gennaio 2026, la direttrice del cinema Sonia Molière ha ricevuto un’e-mail dall’Ambasciata cinese con oggetto: “Opposizione dell’Ambasciata cinese alla proiezione del film State Organs”. Faluninfo ha esaminato una copia della corrispondenza diplomatica, rilevando ripetute smentite del prelievo forzato di organi e accuse contro il Falun Gong.

Quello stesso pomeriggio, i funzionari dell’ambasciata hanno chiamato direttamente il cinema e hanno contattato il municipio di La Baule in un evidente tentativo di fare pressione sulle autorità locali. Nonostante questi interventi, sia la direzione del cinema che il sindaco Franck Louvrier hanno rifiutato di annullare l’evento. È stata allertata la polizia locale e sono state messe in atto misure di sicurezza.

Dalle 20:00 alle 21:30, tre agenti di polizia armati e muniti di giubbotti antiproiettile sono stati disposti nell’atrio del cinema. La proiezione si è svolta senza incidenti davanti a un pubblico di 68 persone. Al termine del film, sono intervenuti il coordinatore dell’evento, il vicedirettore di DAFOH (Doctors Against Forced Organ Harvesting) e un sopravvissuto a un campo di lavoro cinese. I membri del pubblico hanno firmato la petizione internazionale G7+7 contro il prelievo forzato di organi.

Ripetute email di disinformazione in Germania

Come già riportato da Faluninfo, il 19 dicembre 2025 un individuo anonimo che utilizzava il nome “Sophia” e affermava di essere un’ex artista di Shen Yun ha diffuso una lunga e-mail contenente disinformazione a un’agenzia governativa britannica, a diversi teatri del Regno Unito e a un teatro statunitense. Inviato da un indirizzo ProtonMail e richiedendo l’anonimato a causa di presunte preoccupazioni per la sicurezza, il messaggio accusava Shen Yun e il Falun Gong di abusi e comportamenti illegali e sollecitava le sedi a ritirare il sostegno per le prossime esibizioni.

Il 5 febbraio 2026, lo stesso autore, utilizzando lo stesso indirizzo ProtonMail e una struttura narrativa simile, ha diffuso un’e-mail analoga a diversi teatri tedeschi. Il messaggio ribadiva accuse infondate contro Shen Yun e il Falun Gong, in un evidente tentativo di dissuadere le sedi dall’ospitare gli spettacoli.

La ripetizione, il targeting transnazionale e la tempistica coordinata di queste comunicazioni indicano una strategia di disinformazione sostenuta, volta a minare le istituzioni culturali e a erodere la fiducia del pubblico attraverso campagne diffamatorie anonime.

Gli episodi sopra documentati — molestie fisiche, minacce di morte esplicite nei confronti di funzionari eletti e civili, interferenze diplomatiche e disinformazione coordinata — evidenziano un modello sempre più aggressivo di repressione transnazionale che prende di mira il Falun Gong e Shen Yun in tutto il mondo. Per i responsabili politici e gli attori impegnati nella difesa dei diritti umani, questi sviluppi richiedono un’attenzione costante, misure di protezione rafforzate per le comunità prese di mira e una chiara riaffermazione del fatto che l’intimidazione e l’ingerenza straniera non hanno posto nelle società democratiche.
Per ulteriori informazioni o assistenza, vi preghiamo di contattarci all’indirizzo contact@faluninfo.net.
(Aggiornato il 25 febbraio)

Articolo inglese originale: February 2026 Transnational Repression Update

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