Nel 2011 una sua statua è stata eretta in Piazza Tiananmen, di fronte a un importante edificio governativo.

Istituti che portano il suo nome, finanziati dallo Stato cinese, stanno spuntando nelle università di tutto il mondo.

Sembra che sia un momento di riscoperta per il filosofo, diventato ambasciatore culturale. Sembra che abbia trovato il pubblico politico che desiderava, ma che non aveva mai ottenuto, ai suoi tempi.

Ma se si guarda con attenzione, si può vedere che c’è qualcosa che non va. Vaste porzioni degli insegnamenti  filosofici di Confucio sono assenti. La sua voce, alterata.

Sono scomparse le esortazioni a una vita fatta di semplicità e frugalità; al felicitarsi del funzionamento rituale delle relazioni gerarchiche; al riverire il “cielo”.

Sono scomparse anche le critiche al dominio oppressivo. È stato Confucio, dopo tutto, a dichiarare ai suoi discepoli: “La tirannia è peggiore di una tigre divoratrice di uomini”.

Chiamiamolo Confucio Light.

Il saggio è allo stesso tempo ovunque, ma da nessuna parte.

Gli ideologi comunisti hanno esorcizzato, in modo selettivo, le parti che consideravano più spinose della dottrina confuciana, a favore di una parodia condiscendente che ha qualcosa per tutti e non minaccia nessuno.

Il cambiamento che viene fatto, tuttavia, è più di un semplice aggiornamento. Si tratta di un’appropriazione a fini politici.

È anche indice di una questione più ampia e inquietante: può la cultura tradizionale cinese convivere con una Cina governata dal Partito Comunista? O, più precisamente, il Partito lo permetterà?

Nel cercare una risposta c’è una cosa da tenere a mente: Il partito al potere in Cina non ha molto di cinese.

E lo sa bene.

L’ideologia comunista cinese è stata forgiata nella Russia sovietica ed è nata dal crogiolo del pensiero marxista-leninista in Europa. All’inizio del XX secolo, le sue dottrine atee e le sue inclinazioni alla violenza sono state importate e imposte alla civiltà millenaria della Cina.

Fu un incontro terribile.

I valori che avevano prevalso per secoli come la correttezza, l’armonia, la gentilezza e il rispetto per gli anziani furono stravolti. La “lotta” divenne la nuova lingua franca, e la violenza il suo segno distintivo.

Sotto Mao, gli assalti alla cultura furono sorprendentemente palesi. I cittadini furono esortati a “distruggere il vecchio mondo” della Cina tradizionale. I templi buddisti furono abbattuti con i bulldozer, le statue di Confucio attaccate con le mazze. I romanzi classici venivano bruciati da uno sfrenato zelo “rivoluzionario”.

Sebbene oggi i martelli non si vedano più, il disagio nei confronti della cultura cinese è ancora presente.

Gran parte di ciò che i governanti di oggi sostengono è diametralmente opposto ai valori, alle credenze e agli ideali di millenni di cultura cinese.

È interessante notare che quando le espressioni autentiche della cultura cinese emergono di propria iniziativa, senza essere gestite dal Partito, come si sente il Partito stesso?

Minacciato.

Ne sono testimonianza gli sforzi che il Partito Comunista Cinese ha messo in campo per soffocare la compagnia di danza classica cinese Shen Yun Performing Arts. La compagnia ha la missione di far rivivere la cultura classica cinese, mentre il Partito cerca di fare pressione sui teatri di tutto il mondo per cancellare i suoi spettacoli.

Oppure si consideri il contrasto con Taiwan, un Paese che vanta un patrimonio culturale cinese, che non è governato dal Partito Comunista. Lì, Shen Yun non ha subìto alcuna repressione e anzi, ha ricevuto riconoscimenti ufficiali.

Tutto questo getta una nuova luce su quanto il Partito si opponga al Falun Gong.

Nel Falun Gong, i governanti del Partito hanno visto il contrario delle loro ideologia: un corpo di idee e pratiche forgiate nell’antichità cinese, ma che al giorno d’oggi risuonano nei cuori e nelle menti.

Rappresenta tutto ciò che la dottrina del Partito non è .

Gli insegnamenti del Falun Gong sulla verità, la compassione e la tolleranza migliorano la società cinese, ispirando atti di altruismo, gentilezza e umanità.

La dottrina del Partito e la sua ideologia di “lotta”, invece, stimolano la corruzione, l’intolleranza e atti di orribile violenza.

Confucio non sarebbe contento.

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